Ero sul tram, stamattina. Stavo raggiungendo la stazione per tornare a casa. In piedi, stavo pensando a qualche scemenza che mi frullava in quel momento per la testa. Mi accorgo, dopo un po', che di fronte a me c'è un uomo, seduto affianco alla porta del tram, con la testa sostenuta dalla mano. E' leggermente voltato verso destra, dove c'è la porta. Mi accorgo di lui perchè, alla sua sinistra, seduta nel posto affianco al suo, c'è una donna che lo guarda insistentemente. Vestita con un'appariscente abito blu, cerca di allontanarsi quanto più possibile da quell'uomo, borbottando qualche parola che non riesco a sentire. Crea quasi una barriera con la sua borsa e qualche sua busta, ma poi le stringe a sé, come ad evitare un contagio. L'uomo sembra essere indifferente, come se affianco a lui non ci fosse una donna che lo evita palesemente come fosse una merda da evitare quando si è sul marciapiede. Il tram effettua una fermata. Si libera un posto poco più in là: la signora si alza di scatto, prende le sue cose e, continuando a guardarlo con aria schifata, bofonchia ad alta voce qualcosa in napoletano e velocemente va ad occupare il posto che si era liberato. Non capisco cosa dice, ma non mi è difficile immaginarlo. Ecco la cultura del diverso, -penso- ecco gli effetti di chi crea pregiudizi e discriminazione, ecco cos'è davvero il razzismo e la paura per lo straniero. Basta che il colore della pelle sia più scuro ed ecco, sei la feccia della feccia.
Osservo la scena in silenzio, cercando di prendermela con la signora e tentando di dire qualcosa di conforto: l'unica cosa che riesco a fare, però, è quella di restare ammutolito, come impotente. L'uomo si gira e, raddrizzandosi, comincia a parlare. Scuote leggermente la testa, pronunciando parole che dapprima mi sembrano italiane. Capisco subito dopo che sta parlando nella sua lingua e, sebbene sembri rivolgersi a qualcuno, in realtà sta parlando da solo. Cerca di sfogarsi. Ovviamente non so cosa dica. Non sembra avercela con la signora. Comincio a provare vergogna, perchè penso che forse ce l'ha con noi altri che non abbiamo detto una parola. Egoisticamente mi senti quasi sollevato quando capisco che non ce l'ha nemmeno con noi. E' questione di attimi, e la signora in blu si alza nuovamente per scendere alla fermata successiva: nell'avvicinarsi alla porta del tram passa davanti all'uomo e ancora palesemente lo evita. Scende, la signora, mentre l'uomo sembra ripetere due o tre volte la stessa frase. Scuote ancora la testa, lievemente. Ha gli occhi che guardano in basso, come nel vuoto. Gli diventano lucidi. E' evidentemente a disagio, sicuramente stanco di essere trattato in quel modo. Vorrei avvicinarmi a lui, seduto ad un passo da me, e posare la mia mano sulla sua spalla: ma immagino il momento in cui i suoi occhi incontreranno i miei, e mi manca il coraggio. Mi guardo intorno e mi accorgo che ognuno ha lo sguardo da un'altra parte, chi sul giornale, chi fuori al finestrini del tram. Un ragazzo affianco a me si rivolge verso di lui:"Quella signora non stava bene con la testa, capito?", gli dice. Non so se abbia compreso davvero o no, ma scuote nuovamente la testa. Con aria umiliata.
Il tram effettua una nuova fermata. Si tratta della mia.
Si aprono le porte ed io sono lì davanti, pronto per scendere. Lo faccio lentamente, scuro in viso. Vorrei prendermela con il mondo, mentre riesco solo ad imprecare contro la mia vergogna.
Non ho il coraggio
di guardarti negli occhi
amico negro,
perchè bianca è la mia pelle
e temo di recarti nuova offesa.
[…]
Ma ho solo il coraggio
di supplicare, a capo chino,
il tuo perdono,
amico negro.
(tratto da "Amico negro" di Carlo Rovini)